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Il Temporary
Management si sviluppa a
partire dagli inizi degli anni
'90, l'ulteriore accelerazione arriva in Italia dalle leggi sulla
flessibilità del lavoro, che permettono alle aziende di
affittare risorse di alto livello, con contratti a progetto o a tempo
determinato, senza gravare
sui costi fissi nel lungo periodo.
Nello
scenario attuale dei mercati globali, sempre più competitivi
e
ad alta velocità di cambiamento, le aziende necessitano di
forti
competenze mirate di
natura operativa,
che si immergono in fretta nella struttura, apportando visione
strategica,
capaci di far svoltare l'azienda, aggredendo i mercati di interesse e
supportando la proprietà nelle scelte più cruciali.
Rispetto
al consulente classico, il
Temporary Manager si differenzia perché, nel periodo in cui
opera,
è
parte dell'azienda, non è un corpo estraneo
che si limita a
consigliare, ma vive la realtà quotidiana, è a
contatto
con i mercati e i clienti, dai quali riceve input che riporta in
azienda.
Il Temporary
Manager
potrebbe
essere sovradimensionato
rispetto all'incarico, quindi se è già stato
Direttore Generale o
Amministratore Delegato, perché
solo
così può avere quella visione d'insieme
dell'organizzazione che gli consente di intervenire in maniera
consapevole e mirata.
Il Temporary
Manager
non
viene
rigettato dall'organizzazione
perché è di
passaggio, sa comunicare
ai vari livelli aziendali, non si rende
indispensabile perché lavora anche per trasferire competenze
manageriali alle risorse interne che rimarranno
nell'organizzazione a fine mandato.
Il Temporary Manager è un problem solver, possiede una spiccata professionalità, attitudine alla comunicazione, è determinato nel raggiungere gli obiettivi fissati, è un leader naturale, ragiona da project manager, trae motivazione dalle sfide professionali, non ama la routine. |